
Fino a qualche minuto fa stavo cercando di documentarmi sul numero di sbarchi avvenuti sull’isola di Lampedusa durante tutto l’anno passato e sul relativo numero di extracomunitari approdati.
Questa strana curiosità – che in circostanze normali poco mi interesserebbe – è scaturita dalle parole che ho sentito spesso in questi giorni a proposito del grande spirito di accoglienza e di solidarietà mostrato dagli abitanti dell’Isola del Giglio nei confronti dei passeggeri della Costa Concordia, sottolineato anche dal presidente Napolitano.
E’ ben inteso che fra le due faccende c’è ben poca attinenza, anche solo per il fatto che in un caso – gli sbarchi sull’isola siciliana – siamo di fronte ad una emergenza continua, mentre nell’altro – il semi naufragio della nave Costa Crociere – ad un problema quantitativamente molto importante ma temporaneo.
Eppure mi era presa la voglia di fare ugualmente un raffronto, pur se meramente numerico, al fine di cercare una specie di conferma a questa buffa idea che mi frulla per la testa: che l’accogliere quattro o cinque mila persone in difficoltà, socialmente, economicamente e culturalmente ben integrate nella nostra parte di mondo – e in larga misura del nostro stesso colore di pelle – sia molto più semplice e naturale (forse persino piacevole?) del dover far fronte ad altrettanti poveri disgraziati che di sociale ed economico non hanno probabilmente mai sentito parlare – i quali, in aggiunta, non hanno avuto la decenza di presentarsi su una nave di 114.147 tonnellate di lusso e sfarzo.
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This entry was posted on 16/01/2012 at 6:52 pm and is filed under commentando, pensierando. You can subscribe via RSS 2.0 feed to this post's comments.
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La solidarietà di prima classe
Questa strana curiosità – che in circostanze normali poco mi interesserebbe – è scaturita dalle parole che ho sentito spesso in questi giorni a proposito del grande spirito di accoglienza e di solidarietà mostrato dagli abitanti dell’Isola del Giglio nei confronti dei passeggeri della Costa Concordia, sottolineato anche dal presidente Napolitano.
E’ ben inteso che fra le due faccende c’è ben poca attinenza, anche solo per il fatto che in un caso – gli sbarchi sull’isola siciliana – siamo di fronte ad una emergenza continua, mentre nell’altro – il semi naufragio della nave Costa Crociere – ad un problema quantitativamente molto importante ma temporaneo.
Eppure mi era presa la voglia di fare ugualmente un raffronto, pur se meramente numerico, al fine di cercare una specie di conferma a questa buffa idea che mi frulla per la testa: che l’accogliere quattro o cinque mila persone in difficoltà, socialmente, economicamente e culturalmente ben integrate nella nostra parte di mondo – e in larga misura del nostro stesso colore di pelle – sia molto più semplice e naturale (forse persino piacevole?) del dover far fronte ad altrettanti poveri disgraziati che di sociale ed economico non hanno probabilmente mai sentito parlare – i quali, in aggiunta, non hanno avuto la decenza di presentarsi su una nave di 114.147 tonnellate di lusso e sfarzo.
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